9.8.22

Rosa e fanciulla (Giosuè Carducci)

 

© PAULINACEKALA





ROSA E FANCIULLA (Giosuè Carducci)


Or che soave è il cielo e i dí son belli
E gemon l’aure e cantano gli augelli
Tu chini l’amorosa
Fronte, o vergine rosa.

Per te non fa che il prato ove nascesti
Tiranno solitario avvampi il sole,
Quando su’ campi da la falce mesti
La polverosa estate a lui si duole,
E nel meriggio le campagne sole
Assorda la cicala,
E impreca al giorno, che affannoso cala,
Dal risécco pantan la rana ascosa.

Súbito allor su’ non piú verdi colli
Sorge il turbine, e gran strepito mena,
Spazza gli ultimi fiori ed i rampolli.
E allaga i campi d’infelice arena;
E piú cresce l’arsura, e de l’amena
Ombra il conforto manca.
Tu fuggi a quella stanca
Ora, o vergine rosa.

Per te non fa ne’ giorni grigi e scarsi
Mirar la doglia de l’anno che muore,
Le foglie ad una ad una distaccarsi
E gemer sotto il piè del viatore,
Sin che la nebbia del suo putre umore
Le macera o le avvolge
La fredda brezza e lenta le travolge
Giú ne l’informe valle ruinosa.

Allor le nubi che fuman su i monti,
Allor le pioggie lunghe e tristi al piano,
E l’alte ombre de’ gelidi tramonti,
Ed il triste desio del sol lontano,
E la bruma crescente a mano a mano,
E il gel che tutto serra.
Tu fuggi a tanta guerra,
O giovinetta rosa.


- Firenze, Settembre 1864 -







P.S.

Questa poesia è tratta da RIME NUOVE
edizione Liber Liber.
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7.8.22

Fiammiferi (Lucrezia Angelini)

 






FIAMMIFERI


Non siamo come
bicchieri di plastica
alle feste.
Quelli a cui la gente
scrive sopra
il nome.

Ma ardiamo come fiammiferi
e ci consumiamo in fretta.
Non siamo di nessuno
se non di noi stessi.

Ma quando sorge il sole
fuori dalle finestre
non possiamo essere infelici.


- Lucrezia Angelini -







27.7.22

L'ultimo sogno (Luigi Golinelli)

 
© SANDANCE SUGI





L'ULTIMO SOGNO 


Di pensieri affidati al vento,
parole scritte su verdi prati.

Immagini scolpite
su rocce
bagnate dall'ultimo sole.
Una foglia danza
sulla strada d'autunno.

Torrenti e uragani
la piccola terra.
Massacri urlanti d'amore. 


- Luigi Golinelli -






26.7.22

Uomo (Luigi Golinelli)

© SANDANCE SUGI




UOMO


Ti ho visto lontano,
nel gelo del nord.
Ti ho visto lontano,
su vette deserte.

Ti ho visto solo,
su buie astronavi.
Ti ho visto solo,
nelle viscere della terra.

L'ambizione
il coraggio
l'amore
la verità.
Lontano d'ambiguità
senza ipocrisie. 


- Luigi Golinelli -





Il dolore del mondo (Franco Benati)

 © FRANK FOSTER




IL DOLORE DEL MONDO


Negli occhi di un vecchio
che nulla ha rimasto
e che tutto ha vissuto,
io leggo
inquietante
il dolore del mondo.


- Franco Benati -






24.7.22

L'onda (Edo W.A.)

© LAURA E. PARTAIN




L'ONDA 


S'innalza l'onda sul mare
e veloce guadagna la riva.
Qui giunta, rallenta e si punta
s’erge imperiosa, s’inarca
e su se stessa ripiegandosi,
con tonfo spumeggiante, cade. 

Acqua salata che rapida sale
s’allarga ed invade la battigia
ove i corpi di due amanti soli
uno all’altro, dolci, si stringono
all’opaca luce della piena luna
solo offuscata da velate nubi. 

Corpi avvolti dal fresco liquido
che s’insinua, in festa di bolle,
come inattesa e dolce carezza
a ristoro degli assetati amanti,
fra gli esigui spazi delle membra
nel tenero atto d'amore avvinte.


- Edo W.A. -






Bambini (Tiziana Malagoli)


© VOIGTF64




BAMBINI



Stanno lì, in braccio all'asfalto
col vestito trasparente di paura
ma non temono il freddo
temono l'uomo;
questa razza obliqua
dal dominio infame
che ha trovato
la fortuna
dentro l'innocenza.
Mani tese dal terrore
occhi rassegnati alla violenza
di chi conosce
carezze di pietra.
Quando vedo
quella fame d'amore
il crimine della mia debolezza
mi scuote l'anima
e dentro piove;
per abbandono d'amore.


- Tiziana Malagoli -






23.7.22

Se io fossi il vento (Matteo Parenti)

 

© TOUGS





SE IO FOSSI IL VENTO



Se io fossi il vento correrei libero
tra verdi valli e praterie,
innalzerei stormi di uccelli
e grandi aquiloni colorati.
Spargerei lontano i leggeri semi vitali:
di aceri, pioppi, betulle.

Se io fossi il vento accarezzerei dolcemente
la pelle vellutata di una giovane fanciulla.
Scioglierei i suoi lunghi capelli liberi
e gonfierei armoniosamente il suo vestito.

Se io fossi il vento spingerei i grandi velieri
nel cuore dell'oceano,
solleverei onde possenti verso il cielo azzurro;
formerei innumerevoli disegni
sulla sabbia, delle spiagge.

Se io fossi il vento porterei fra le mie braccia
le bianche nuvole della volta celeste,
asciugherei alberi e campi dopo i temporali estivi.
E parlerei la lingua sconosciuta della natura
tra la fitta ombra di alberi e cespugli.

Se io fossi il vento, allora sarei certamente:
un grande spirito libero
uno spirito invisibile,
che viaggia nel cuore della libertà.


- Matteo Parenti -




22.7.22

Suicidio dell'anima (Beatrice Negri)


© MIKAEL COMPO








SUICIDIO DELL'ANIMA


Ti lacero
ti distruggo
ti ferisco.
Non ti permetto di amare,
non ti lascio piangere.
Ti soffoco
ti annullo
ti spezzo.
Non illuminare il mio corpo,
non alleggerire la mia mente,
non tentare di salvarmi.
Io non voglio vivere;
abbandonami
così non soffrirò più.


- Beatrice Negri -







21.7.22

Kronos (Ester B.)

© TOUGS 




KRONOS



Offro la mia faccia sgualcita ai poteri del tempo
la vittoria appare scontata;
l'alloro è per chi scandisce il ritmo della vita
attorno a noi.
Ma che armonia potrebbe esserci
se al suo echeggiare non avessimo lo scultoreo
valore tridimensionale: della saggezza che qualifica,
quell'inesorabile e unidirezionale percezione
proiettata al costante futuro?

Insolente quando chi non risponde a tono,
senza sentire alcuna ragione e passa oltre!
Aspetta arrivo.
Non c'è fermata, ti schiaccia, ti sorpassa.
Tu corri per recuperare.
Il tempo che pensavi fosse nato con te
non ti appartiene.
E' solo un presuntuoso spazio di supporto
che non pensa, solo a volte intercede;
insisto, e mentre cado
rifletto che se per lunghezza lui vince
io ho già vinto
perché lo qualifico.



- Ester B. -





20.7.22

Per un solo istante (Giuseppina Masci)


© MIKAEL COMPO







PER UN SOLO ISTANTE


Un attimo soltanto all'interno di chi è muto 
starei lì. 
Nell'anima della quercia. 
Starei in fondo al mucchio 
delle foglie gialle 
dell'amato fico 
per consolare i battiti ormai fiacchi 
di ogni foglia stremata 
sulla terra. 
Starei con rondini in viaggio 
e nelle menti degli uomini ignoranti 
che poi non sono affatto quelli sciocchi. 
Starei nel muto silenzio 
nella casa dell'aria 
per consumare attimi di sogno 
per poi destarmi ogni volta 
e con respiri 
cancellare tremori, paure 
e accordi di pianto 
nell'anima.


- Giuseppina Masci - 








17.7.22

Sonnambulo (Mikael Compo)










SONNAMBULO


Come un sonnambulo camminerò
appoggiandomi ai ricordi.
“Come stai?”
non mi rispondi
e te ne vai.
Sono un sonnambulo
che non si sveglia mai.







6.7.22

Il bove (Giosuè Carducci)

 

© MARC HERREN








IL BOVE (Giosuè Carducci)


T’amo, o pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m’infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,

O che al giogo inchinandoti contento
L’agil opra de l’uom grave secondi:
Ei t’esorta e ti punge, e tu co ’l lento
Giro de’ pazienti occhi rispondi.

Da la larga narice umida e nera
Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto
Il mugghio nel sereno aër si perde;

E del grave occhio glauco entro l’austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.


- 23 Novembre 1872 -






P.S.

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5.7.22

La prima lei (Mikael Compo)

 







LA PRIMA LEI


Vedi fuori la porta
e immagini il mondo in modo diverso.
Guardi dalla finestra
e scopri che il mondo è molto più grande.
Hai cercato sempre di scappare via
da questa casa,
che ti fa sentire (come dici tu)
sola e fredda.
Oggi la porta è aperta
puoi scappare via;
ma credimi
quello che vedi è una bugia.









27.6.22

Libero dal vuoto (Mikael Compo)

 








LIBERO DAL VUOTO


Rinchiuso in questa stanza
contemplo la sostanza di essere.
Vuoto come essa,
mi domando:
“Cosa sto dicendo?”
La stanza, infatti, è viva
di cigolii rimbombanti ad oltranza.
Non alludevo a questo, ma alla voglia di vivere
che questo luogo ha usurpato.
Puoi essere certo che non ricorderò
un solo istante, vissuto in questa stanza,
ora che sono libero davvero.







26.6.22

Racconto breve: "A Bologna con Matteo"

 






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23.6.22

Colloqui con gli alberi (Giosuè Carducci)

 





COLLOQUI CON GLI ALBERI (Giosuè Carducci)

 
Te che solinghe balze e mesti piani
Ombri, o quercia pensosa, io piú non amo,
Poi che cedesti al capo de gl’insani
Eversor di cittadi il mite ramo.

Né te, lauro infecondo, ammiro o bramo,
Che mènti e insulti, o che i tuoi verdi e strani
Orgogli accampi in mezzo al verno gramo
O in fronte a calvi imperador romani.

Amo te, vite, che tra bruni sassi
Pampinea ridi, ed a me pia maturi
Il sapïente de la vita oblio.

Ma piú onoro l’abete: ei fra quattr’assi,
Nitida bara, chiuda al fin li oscuri
Del mio pensier tumulti e il van desio.



- 13 Febbraio 1873 -








P.S.

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11.6.22

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5.6.22

Il sabato del villaggio (Giacomo Leopardi)







IL SABATO DEL VILLAGGIO (Giacomo Leopardi)



La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
    E seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
    Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
    Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.





P.S.

Questa poesia è tratta da CANTI
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4.6.22

La vita solitaria (Giacomo Leopardi)

 







LA VITA SOLITARIA (Giacomo Leopardi)



La mattutina pioggia, allor che l'ale
Battendo esulta nella chiusa stanza
La gallinella, ed al balcon s'affaccia
L'abitator de' campi, e il Sol che nasce
I suoi tremuli rai fra le cadenti
Stille saetta, alla capanna mia
Dolcemente picchiando, mi risveglia;
E sorgo, e i lievi nugoletti, e il primo
Degli augelli susurro, e l'aura fresca,
E le ridenti piagge benedico:
Poiché voi, cittadine infauste mura,
Vidi e conobbi assai, là dove segue
Odio al dolor compagno; e doloroso
Io vivo, e tal morrò, deh tosto! Alcuna
Benché scarsa pietà pur mi dimostra
Natura in questi lochi, un giorno oh quanto
Verso me più cortese! E tu pur volgi
Dai miseri lo sguardo; e tu, sdegnando
Le sciagure e gli affanni, alla reina
Felicità servi, o natura. In cielo,
In terra amico agl'infelici alcuno
    E rifugio non resta altro che il ferro.
Talor m'assido in solitaria parte,
Sovra un rialto, al margine d'un lago
Di taciturne piante incoronato.
Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,
La sua tranquilla imago il Sol dipinge,
Ed erba o foglia non si crolla al vento,
E non onda incresparsi, e non cicala
Strider, né batter penna augello in ramo,
Né farfalla ronzar, né voce o moto
Da presso né da lunge odi né vedi.
Tien quelle rive altissima quiete;
Ond'io quasi me stesso e il mondo obblio
Sedendo immoto; e già mi par che sciolte
Giaccian le membra mie, né spirto o senso
Più le commova, e lor quiete antica
    Co' silenzi del loco si confonda.
Amore, amore, assai lungi volasti
Dal petto mio, che fu sì caldo un giorno,
Anzi rovente. Con sua fredda mano
Lo strinse la sciaura, e in ghiaccio è volto
Nel fior degli anni. Mi sovvien del tempo
Che mi scendesti in seno. Era quel dolce
E irrevocabil tempo, allor che s'apre
Al guardo giovanil questa infelice
Scena del mondo, e gli sorride in vista
Di paradiso. Al garzoncello il core
Di vergine speranza e di desio
Balza nel petto; e già s'accinge all'opra
Di questa vita come a danza o gioco
Il misero mortal. Ma non sì tosto,
Amor, di te m'accorsi, e il viver mio
Fortuna avea già rotto, ed a questi occhi
Non altro convenia che il pianger sempre.
Pur se talvolta per le piagge apriche,
Su la tacita aurora o quando al sole
Brillano i tetti e i poggi e le campagne,
Scontro di vaga donzelletta il viso;
O qualor nella placida quiete
D'estiva notte, il vagabondo passo
Di rincontro alle ville soffermando,
L'erma terra contemplo, e di fanciulla
Che all'opre di sua man la notte aggiunge
Odo sonar nelle romite stanze
L'arguto canto; a palpitar si move
Questo mio cor di sasso: ahi, ma ritorna
Tosto al ferreo sopor; ch'è fatto estrano
    Ogni moto soave al petto mio.
O cara luna, al cui tranquillo raggio
Danzan le lepri nelle selve; e duolsi
Alla mattina il cacciator, che trova
L'orme intricate e false, e dai covili
Error vario lo svia; salve, o benigna
Delle notti reina. Infesto scende
Il raggio tuo fra macchie e balze o dentro
A deserti edifici, in su l'acciaro
Del pallido ladron ch'a teso orecchio
Il fragor delle rote e de' cavalli
Da lungi osserva o il calpestio de' piedi
Su la tacita via; poscia improvviso
Col suon dell'armi e con la rauca voce
E col funereo ceffo il core agghiaccia
Al passegger, cui semivivo e nudo
Lascia in breve tra' sassi. Infesto occorre
Per le contrade cittadine il bianco
Tuo lume al drudo vil, che degli alberghi
Va radendo le mura e la secreta
Ombra seguendo, e resta, e si spaura
Delle ardenti lucerne e degli aperti
Balconi. Infesto alle malvage menti,
A me sempre benigno il tuo cospetto
Sarà per queste piagge, ove non altro
Che lieti colli e spaziosi campi
M'apri alla vista. Ed ancor io soleva,
Bench'innocente io fossi, il tuo vezzoso
Raggio accusar negli abitati lochi,
Quand'ei m'offriva al guardo umano, e quando
Scopriva umani aspetti al guardo mio.
Or sempre loderollo, o ch'io ti miri
Veleggiar tra le nubi, o che serena
Dominatrice dell'etereo campo,
Questa flebil riguardi umana sede.
Me spesso rivedrai solingo e muto
Errar pe' boschi e per le verdi rive,
O seder sovra l'erbe, assai contento
Se core e lena a sospirar m'avanza.




P.S.

Questa poesia è tratta da CANTI
edizione Liber Liber.
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