23.10.21

Parliamone (Elisabetta Aprileo)

© VOIGTF64





PARLIAMONE 


Parole che scivolano sincere, 
parole che non comprendi, 
tu credi siano solo falsi pensieri. 
Supponi… credi… non mi ascolti, 
mentre parole perdo per te… 

Non posso pronunciarle, 
immobili baciano le mie labbra… 
parole nel tempo con gesti ancora più cari. 
Ma tu hai scelto… 
Hai deciso… 

E ora sono immobili, 
mentre mi accarezza il sangue 
col suo tepore intenso 
mi ricorda il tuo sguardo caldo e forse troppo vicino.
Poche parole… per te… 
non dette da me… 
Mille che tra le mie labbra feriscono ancora
ma soltanto me.


- Elisabetta Aprileo -






9.10.21

Non c'è più niente da fare (Carlo Flamigni)

 

© FRANK FOSTER






NON C'È PIU' NIENTE DA FARE


Quando i sassi nella strada diventano troppi,
quando non vedo più la luna, dietro ai pioppi
e quando si fa più freddo dentro che fuori
e la notte, tutto intorno, si fa buia.
Chiudo gli occhi e mi fermo ad ascoltare
e mi arrivano all'orecchio le voci di casa mia.

La voce del mio babbo che parla più forte
e quando è allegro fa sbattere le porte,
che parla delle pesche, che quest'anno son più belle.
Che racconta un fatto, in cui c'entrano le ragazze,
e poi inizia a chiedermi del mio lavoro,
e io capisco: che quello che vuole sentire
non è lo stesso, di quello che gli voglio dire.

Come faccio a raccontargli quanta fatica
è fare finta di essere contenti se il cuore grida?
Fra questo muro che sembra tanto liscio,
andare su, andare giù, come una biscia...

E invece gli dico che tutti mi vogliono un gran bene,
che son sicuro che domani viene il sereno...
e lui mi ascolta, che sembra che stia in chiesa,
che per me si venderebbe anche la camicia.
E poi mi racconta dei giorni in cui andava a scuola
e lo dice in un modo che sembra una favola.

La voce della mia mamma non la sento più
da quando lei è andata al di là del fiume;
però, delle volte, la voce mi arriva,
forse perché mi chiama dalla riva.

Le parole, quelle no, non le capisco,
ma quel che vuole, mi pare di saperlo lo stesso.

Mi vuole dire che mi vuole bene, anche da lontano,
come quando stavamo mano nella mano.
Mi vuole spiegare che non devo aver paura
se la strada, dall'altra parte, mi sembra più buia.
Perché tanto c'è lei, che mi sta aspettando
e prima o poi verrà ad aiutarmi.

Il giorno che mi sarò stancato di questa buriana
il giorno in cui la vita mi parrà puttana
e la mia morosa mi avrà lasciato
capirò che non c'è più niente da fare.


- Carlo Flamigni -






L'ultimo sogno (Luigi Golinelli)

 
© SANDANCE SUGI





L'ULTIMO SOGNO 


Di pensieri affidati al vento,
parole scritte su verdi prati.

Immagini scolpite
su rocce
bagnate dall'ultimo sole.
Una foglia danza
sulla strada d'autunno.

Torrenti e uragani
la piccola terra.
Massacri urlanti d'amore. 


- Luigi Golinelli -






8.10.21

ZEROPOESIE Project Podcast


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6.10.21

A Silvia (Giacomo Leopardi)



Da Agosto 2021 è disponibile il mio primo Album di musica elettronica.
Ho pensato di firmarmi come ZEROPOESIE Project, perché in un certo senso la poesia è chiamata in causa.
Sei brani su sette sono dedicati al grande poeta Giacomo Leopardi! Qui di seguito una delle poesie (in versione integrale) che è stata omaggiata:







A SILVIA (Giacomo Leopardi)



Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
    Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
    Così menare il giorno.
Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D'in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
    Quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perché non rendi poi
Quel che prometti allor? perché di tanto
    Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Né teco le compagne ai dì festivi
    Ragionavan d'amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell'età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.





P.S.

Questa poesia è tratta da CANTI
edizione Liber Liber.
Puoi scaricare l'intero libro
dal seguente link: