17.7.24

Fuori dal protocollo (Carlo Flamigni)


© DOUG HOLLAWAY






FUORI DAL PROTOCOLLO



Adesso, che tutto è finito

forse puoi dirmelo.

Adesso, che l’odio

non ha più alcun senso.

Non credi che dovresti spiegarmi

se veramente mi hai scelto

tra tanti,

e allora voglio sapere perché

o se questa è la prassi

il protocollo?

Era così semplice

seguire lo schema di sempre,

se esiste uno schema.

Quello che tu e i tuoi padroni

- così si dice -

chiamate protocollo:

un tocco lieve sulla spalla,

un sussurro

“la strada finisce qui”.

Che avrei potuto dire?

Me, come gli altri…

Invece, devi avermi visto

quando sono uscito di casa

se mi hai scelto

“mi hai scelto?”.



Deve essere stato allora,

ricordo

che ascoltavo la voce di mia moglie

che cantava.

Mia moglie canta sempre quando lavora,

e guardavo il tramonto.

Che male c’è, a guardare il tramonto?

Guardavo

scomparire lentamente gli alberi:

la luce e il buio

che si rincorrevano…

certo, non volevo rientrare

non subito almeno.

Era così calda la voce di mia moglie

così familiare il tramonto…

ed ero così contento di essere vivo.

Poi, quando lei ha smesso

ho pensato - strano - ho pensato:

“Lei non fa mai così,

lei smette solo quando mi sente rientrare…”.

E’ stato allora che ho capito,

e quando mi sono girato

ero già livido di rabbia,

perché sapevo.

Non c’era nessuna casa dietro di me

nessuna donna che cantava

nessun tramonto;

solo buio.



E poi c’eri tu

che mi guardavi senza compassione,

se solo sapessi quanto ti ho odiato…

Adesso

che tutto è finito.

Oggi

che non c’è più ragione per l’odio.

Oggi, forse me lo dirai

- perché non mi piace venire con te -

senza avere almeno una certezza:

è forse questo il protocollo?



- Carlo Flamigni -