18.6.20

Senza sangue

© MIKAEL COMPO




SENZA SANGUE



Sono notti

senza fine

arrabbiato contro il cuore,

affogato

dai tuoi no.

Sono giorni accartocciati

le tue mani

son meschine:

mi hai legato, imbavagliato

senza sangue

sono ormai…

Sono notti

contro il cuore

arrabbiato senza fine,

affogata

pure tu.

Sono giorni accartocciati

le mie mani

son meschine:

sei legata, imbavagliata

senza sangue

siamo ormai…






13.6.20

Fuori dal protocollo (Carlo Flamigni)

© VOIGTF64





FUORI DAL PROTOCOLLO



Adesso, che tutto è finito

forse puoi dirmelo.

Adesso, che l’odio

non ha più alcun senso.

Non credi che dovresti spiegarmi

se veramente mi hai scelto

tra tanti,

e allora voglio sapere perché

o se questa è la prassi

il protocollo?

Era così semplice

seguire lo schema di sempre,

se esiste uno schema.

Quello che tu e i tuoi padroni

- così si dice -

chiamate protocollo:

un tocco lieve sulla spalla,

un sussurro

“la strada finisce qui”.

Che avrei potuto dire?

Me, come gli altri…

Invece, devi avermi visto

quando sono uscito di casa

se mi hai scelto

“mi hai scelto?”.



Deve essere stato allora,

ricordo

che ascoltavo la voce di mia moglie

che cantava.

Mia moglie canta sempre quando lavora,

e guardavo il tramonto.

Che male c’è, a guardare il tramonto?

Guardavo

scomparire lentamente gli alberi:

la luce e il buio

che si rincorrevano…

certo, non volevo rientrare

non subito almeno.

Era così calda la voce di mia moglie

così familiare il tramonto…

ed ero così contento di essere vivo.

Poi, quando lei ha smesso

ho pensato - strano - ho pensato:

“Lei non fa mai così,

lei smette solo quando mi sente rientrare…”.

E’ stato allora che ho capito,

e quando mi sono girato

ero già livido di rabbia,

perché sapevo.

Non c’era nessuna casa dietro di me

nessuna donna che cantava

nessun tramonto;

solo buio.



E poi c’eri tu

che mi guardavi senza compassione,

se solo sapessi quanto ti ho odiato…

Adesso

che tutto è finito.

Oggi

che non c’è più ragione per l’odio.

Oggi, forse me lo dirai

- perché non mi piace venire con te -

senza avere almeno una certezza:

è forse questo il protocollo?



- Carlo Flamigni -




10.6.20

A Bologna con Matteo







<<Vedrai ci divertiremo>> mi disse Matteo il mio amico taciturno e schivo. Ci conoscevamo da poco, e sarebbe stata proprio quella mattina a farci apprezzare le nostre caratteristiche personali apparentemente distanti.
Ci incontrammo direttamente in stazione dei treni. Il nostro paesino è situato nella cosiddetta bassa Modenese: nebbia fitta e carica di smog ovattava il tutto. Tre, o quattro binari desolati e pochi astanti in attesa. Matteo arrivò con il suo scooter blu, parcheggiò con lenta cura.
Di lì a poco eravamo dentro al treno. Un treno poco più lungo di un autobus e vetusto assai. Quaranta minuti di viaggio ed arrivammo a Bologna centrale, nel mentre del tragitto non fummo particolarmente loquaci, le cose sarebbero state diverse nel viaggio di ritorno, dove poi saremmo stati in sintonia e sorridenti.
Il programma che c'eravamo dati per la mattinata sembrerebbe alquanto noioso. Intimamente forse pensavo anche io la stessa cosa. Una capatina al mercato in centro, bighellonare senza meta apparente, pranzo/spuntino frugale a base di tigelle e stracchino alle erbe, ed infine la visita completa e definitiva alla libreria Feltrinelli.
Già qualche giorno prima Matteo mi illustrò il breve tour, con entusiasmo inedito, almeno per me. Ammetto, di aver accettato senza batter ciglio, più per curiosità che per vero interesse. Amavo scoprire nuove cose, nuove persone, nuovi modi di pensare, e spero di essere anche oggi così. E Matteo era proprio ai miei antipodi... ciò mi interessava enormemente!
Capì, con mia intima soddisfazione, che al mercato ci andavamo per uno scopo specifico: raggiungere una viuzza <<Magica, pieni di artisti...>>. In pratica consisteva in una lunga sequenza di bancarelle dove vendevano musica new age che all'epoca andava molto. Io invece ero solito ascoltare musica elettronica, con grande predilezione per i bassi rimbombanti. Ma lì, tra melodie delicate a base di flauti di Pan e percussioni minimal, mi feci trasportare nell'entusiasmo. Sarà anche stato il fumo degli incensi multicolori e lo scròscio (registrato) di cascate fragorose, ma mi ritrovai a volerne sapere di più... e ovviamente un paio di CD furono miei.
Il meglio però arrivò nella libreria Feltrinelli. Matteo come me, era perso tra le copertine e pagine dei numerosi libri. Ad oggi, vi posso assicurare di non aver mai visitato una libreria per un tempo così lungo: tre ore. Poesia, narrativa italiana, editori indipendenti, letteratura classica tedesca: erano i nostri gusti in comune. Chi l'avrebbe mai detto poi, anche Matteo scriveva poesie da anni! Ed era felice di condividere con me i suoi componimenti appena saremmo tornati alle nostre case.
Dovevo in qualche modo cristallizzare quei momenti per il futuro, ed insieme a lui ero deciso a scovare un nuovo libro di un nuovo autore sconosciuto. La scelta cadde su una raccolta di gialli di Cornell Woolrich: autore importantissimo ma che io ignoravo fino a quel giorno. Quel volume mi stregò fin da subito e continua a farlo tutt'ora.

Ecco, delle persone che amo, che mi sono state amiche nel passato e nel presente... io ricordo un singolo evento. Di Matteo quella lunga mattinata a Bologna: la musica, l'incenso, la distanza apparente, l'amicizia, la Poesia.



9.6.20

Next Comics IT 001 (Giugno 2020)





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1.6.20

Suicidio dell'anima (Beatrice Negri)


© TOUGS





SUICIDIO DELL'ANIMA


Ti lacero
ti distruggo
ti ferisco.
Non ti permetto di amare,
non ti lascio piangere.
Ti soffoco
ti annullo
ti spezzo.
Non illuminare il mio corpo,
non alleggerire la mia mente,
non tentare di salvarmi.
Io non voglio vivere;
abbandonami
così non soffrirò più.


- Beatrice Negri -